“Una grana alla volta”
Letta sorride, ma per le sue strette intese ora è un percorso a ostacoli
Occulta la preoccupazione dietro un sorriso, “adesso siamo più forti”, “con la separazione dentro il Pdl si è fatta chiarezza”, dice, e la sua proverbiale flemma diventa uno schermo, una maschera che nasconde l’inquietudine con la quale in realtà Enrico Letta osserva il percorso di guerra che attende lui e il suo governo: la mozione di sfiducia ad Annamaria Cancellieri (domani), la decadenza di Silvio Berlusconi (il 27 novembre), l’ormai inevitabile vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd (l’8 dicembre). “Una grana alla volta”, dicono al Foglio da Palazzo Chigi.
12 AGO 20

Occulta la preoccupazione dietro un sorriso, “adesso siamo più forti”, “con la separazione dentro il Pdl si è fatta chiarezza”, dice, e la sua proverbiale flemma diventa uno schermo, una maschera che nasconde l’inquietudine con la quale in realtà Enrico Letta osserva il percorso di guerra che attende lui e il suo governo: la mozione di sfiducia ad Annamaria Cancellieri (domani), la decadenza di Silvio Berlusconi (il 27 novembre), l’ormai inevitabile vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd (l’8 dicembre). “Una grana alla volta”, dicono al Foglio da Palazzo Chigi, e la prima riguarda il ministro Cancellieri. Il premier ha passato una giornata difficile e la sua diplomazia, con l’autorevole supporto del Quirinale, si è messa al lavoro per evitare pericolosi cedimenti nel centrosinistra. Oggi è in calendario la riunione del gruppo Pd alla Camera, e sarà un canaio animatissimo, con i candidati alla segreteria, tutti, che assieme a Repubblica incalzano il leader Guglielmo Epifani a prendere una posizione chiara sulla vicenda Cancellieri, mentre i ministri democratici, al contrario, difendono la collega, inseguita da voci insistenti intorno all’ipotesi di sue dimissioni. Renzi ha detto che Cancellieri deve lasciare il suo ministero, con le buone o con le cattive, e Pippo Civati, altro candidato alla segreteria, ha annunciato una mozione di sfiducia, in aggiunta a quella già presentata dal M5s. Il voto è per domani mattina. Letta vacilla, ufficialmente difende il suo ministro della Giustizia, ma Palazzo Chigi lascia intendere – per la prima volta – che tutto è possibile, e che insomma, se oggi si dovesse mettere male nella riunione del gruppo Pd, Cancellieri potrebbe anche dimettersi per evitare guai al governo e favorire quel rimpasto (effetto delle scissioni nel Pdl e in Scelta civica) che, tra gli altri, richiede anche un Mario Monti freddo nei confronti della signora Cancellieri: “Alcune delle sue telefonate sono state inopportune”.
“Una grana alla volta”, dicono a Palazzo Chigi. E superato l’affaire Cancellieri, si avvicina pericolosamente la decadenza di Silvio Berlusconi. La speranza inconfessabile di Letta e Napolitano è che si possa ottenere un rinvio. Tutti, a cominciare dal Cavaliere, scommettono sulle carte che Niccolò Ghedini attende dagli Stati Uniti e che dovrebbero permettere di chiedere la revisione del processo Mediaset: ma arriveranno in tempi rapidi? E saranno prese in considerazione dal Pd per fermare il meccanismo di un voto che si annuncia scontato? Chissà. Letta e Napolitano si sono messi al riparo assicurandosi il sostegno di Angelino Alfano, qualsiasi cosa accada. Ma se Berlusconi dovesse mettersi all’opposizione, a fianco di Beppe Grillo, rincorrendo la dolce scia dell’antieuropeismo, cosa accadrebbe? Non una crisi di governo, certo. Non subito, almeno. C’è Alfano. Ma l’urto poderoso dei due grandi populisti d’Italia, solidali nella comune inimicizia nei confronti di Napolitano e inclini entrambi ad accarezzare per il verso giusto il pelo ispido della serpeggiante antipatia nei confronti della Germania e della moneta unica, investirebbe quel fuscelletto che è oggi il Pd, unico contrafforte rimasto a difesa delle “strette intese”. E qui, teme Letta, entra in gioco la terza grana: Renzi, che dall’8 dicembre sarà il segretario del Pd. Il premier ieri lo ha cercato al telefono, e ha ricevuto ancora garanzie. Ma il dubbio resta, è avvolgente, tormentoso: è davvero possibile che Renzi rinunci a fare politica, che metta a rischio il suo futuro e le sue ambizioni per difendere Letta? Forse no. Ed è così che il premier, sorrisi a parte, si sente sospinto verso il buio.